Immagina di essere in una stanza piena di tensione. Due persone si guardano negli occhi, pronte a ribattere ogni obiezione. Tu sei lì, mediatore, insegnante o facilitatore, e sai che una frase sbagliata potrebbe chiudere ogni porta. Ma se invece di accusare, ponessi una domanda diversa?
È successo a me, anni fa, con quel ragazzo sempre in ritardo. “Perché arrivi sempre ultimo?”, stavo per dire. Eppure, ho esitato. E ho scelto: “Cosa ti stava passando per la testa stamattina, mentre venivi qui?”. Il suo sguardo si è aperto. Non era ribellione, ma stanchezza, un peso invisibile. Da quel momento, abbiamo iniziato a dialogare davvero.
Non tutte le domande sono uguali
Le domande non sono neutre. Alcune giudicano (“Perché non hai finito?”), altre esplorano (“Cosa ti ha impedito di finire?”). Altre ancora trasformano: spostano il punto di vista, rivelano risorse nascoste, aprono spazi per il cambiamento.
Nel mio percorso di mediatrice, ispirato al Metodo Feuerstein e alla mediazione cognitiva, ho imparato che la domanda è uno strumento potentissimo. Non informa soltanto: riprogramma il pensiero. Pensa alla maieutica socratica: Socrate non dava risposte, ma portava alla luce idee attraverso domande mirate. Oggi, in contesti educativi o di mediazione, funziona allo stesso modo: possiamo aiutare bambini “difficili”, adolescenti demotivati o adulti in conflitto a vedere oltre il problema.
Un aneddoto che ha cambiato il mio approccio
Ricordi l’articolo “Quella domanda che non sapevo fare”? Raccontava proprio di quel ragazzo. Ma la storia continua: dopo quella domanda, non solo è arrivato puntuale i giorni dopo, ma ha iniziato a porre domande sue. “E se provassimo così?”. Ha scoperto di avere idee, risorse. Non era “pigro”: era solo non guidato.
Esperienze come questa mi hanno portato a creare il corso L’arte di fare domande. Non è teoria astratta: è pratica concreta per chi lavora con le persone: insegnanti, educatori, mediatori, psicologi. Imparerai a:
- Distinguere le domande: chiuse/aperte, giudicanti/capacitanti
- Usare la domanda per attivare funzioni cognitive come attenzione, confronto e metacognizione (pensare sul proprio pensare)
- Applicarle a situazioni reali: classe, mediazione familiare, team di lavoro
Chi ha frequentato i nostri corsi dice: “Ho smesso di ‘spiegare’ e iniziato a ‘domandare’. I miei studenti ora ragionano da soli”.
Perché ora? Il potere della domanda nella mediazione cognitiva
Viviamo in un’epoca di risposte rapide: Google, AI, tutorial. Ma le persone hanno bisogno di pensare, non di sapere. Qui entra la mediazione: tu fai da ponte, con domande che stimolano autonomia. Collegato al PAS Feuerstein (che offriamo nei nostri corsi), questo approccio potenzia il cervello lungo tutto l’arco della vita.
Nel corso:
- Modulo 1: Le funzioni della domanda (esplorare, chiarire, responsabilizzare).
- Modulo 2: Esercizi pratici e role-playing.
- Modulo 3: Integrazione con mediazione cognitiva e PAS.
È online, flessibile, con materiali scaricabili e certificazione di presenza. Crediti ECM per le professioni sanitarie.
Prossima edizione:
- 4 Marzo 2026, 17:30 -19.30
- 11 Marzo 2026, 17:30 -19.30
- 18 Marzo 2026, 17:30 -19.30
Posti limitati per garantire interattività.
E a te, quale domanda manca?
Prova ora: pensa a una situazione difficile nel tuo lavoro. Quale domanda potresti porre per aprirla, invece di chiuderla? Se non ti viene, è il segnale: unisciti a noi.
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