Combinare movimento fisico, stimolazione cognitiva e coltivare relazioni sociali può avere un impatto significativo sulla salute del cervello che invecchia. Un recente studio italiano pubblicato sulla rivista Brain, Behavior & Immunity – Health ha dimostrato che un intervento multidimensionale denominato Train the Brain è in grado di migliorare le funzioni cognitive in soggetti con lieve declino cognitivo (Mild Cognitive Impairment, MCI) e di modulare la risposta infiammatoria del sistema immunitario, con effetti misurabili attraverso un prelievo del sangue.
Il pilastro sociale del benessere cognitivo
Lo studio italiano Train the Brain ha esaminato come la combinazione di movimento fisico, stimolazione cognitiva e, crucialmente, la coltivazione di relazioni sociali possa impattare sulla salute del cervello che invecchia. La ricerca, guidata da Humanitas e Cnr, evidenzia che questi elementi non sono solo “buone pratiche”, ma vere e proprie strategie preventive che agiscono in modo misurabile sul nostro benessere.
La mediazione del benessere: corpo, mente e comunità
Il programma Train the Brain è un intervento multidimensionale che si svolge in un contesto sociale arricchito. Il suo obiettivo è agire simultaneamente su più dimensioni dell’invecchiamento per promuovere la salute cerebrale in persone a rischio di declino cognitivo (MCI). Il ruolo delle interazioni sociali è specifico: contrastare l’isolamento e favorire il benessere emotivo.

“Movimento, stimolazione cognitiva e relazioni sociali esercitano un impatto forte e diretto sulla salute cerebrale e sull’infiammazione sistemica, e sono capaci di agire in maniera misurabile e in profondità, fino al livello di molecole”.
Il meccanismo del benessere: molecole antinfiammatorie
I risultati dello studio dimostrano che l’intervento non ha solo un impatto psicologico, ma modula la risposta infiammatoria del sistema immunitario, che è strettamente legata all’invecchiamento cerebrale (fenomeno noto come inflammaging). Il programma ha infatti dimostrato di:
- Aumentare le molecole antinfiammatorie che proteggono il cervello. Tra queste c’è l’IL- 10, che è essenziale per la sopravvivenza dei neuroni e la neurogenesi.
- Ridurre le molecole pro-infiammatorie che possono danneggiare le funzionalità neuronali.
Questo legame bio-psico-sociale è fondamentale: la cura delle relazioni (l’aspetto sociale dell’intervento) non è solo un sostegno emotivo, ma un vero e proprio fattore protettivo biologico.

Le implicazioni per la vita quotidiana
La buona notizia che emerge dalla ricerca è che non è mai troppo tardi per iniziare. Mantenere una vita sociale attiva, combinata con l’allenamento cognitivo (letture, giochi) e l’esercizio fisico (anche una semplice camminata), è una strategia di prevenzione accessibile a tutti per rallentare il declino cognitivo.
Questo conferma il valore della mediazione e delle reti di supporto sociale nel promuovere un invecchiamento sano e attivo, sottolineando come la dimensione relazionale sia un elemento centrale, non accessorio, della salute cerebrale.
Un esempio concreto: diventare protagonisti a ogni età
Programmi come “Fieramente Protagonista – Imparare a ogni età” nascono proprio da questa visione integrata: non solo esercizi, ma relazione, senso, partecipazione, in un percorso che valorizza la persona nella sua interezza.
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